Piccolo manuale di autodifesa

Qualche regola per capire se bisogna mettere mano al portafoglio o no

Come riconoscere una "cartella pazza"? Quando si deve pagare e quando no? Noi insieme con lo Sportello del contribuente (www.contribuente.it), abbiamo steso un piccolo manuale di sopravvivenza.

Gli avvisi che milioni di Italiani hanno ricevuto nei giorni scorsi sono
solamente inviti e non obblighi di pagamento. I concessionari abilitati alla riscossione di imposte e tributi avrebbero dovuto semplicemente informare il contribuente dei vantaggi ottenibili con l'adesione al condono.

Una volta ricevuto l'avviso, occorre per prima cosa
verificare se si tratta di richieste riguardanti gli anni precedenti il 1997. Tali pretese, nella maggior parte dei casi, risultano prescritte; a meno che non notificate in precedenza o comunque che i concessionari non dimostrino di aver compiuto atti in grado di interrompere i termini della prescrizione.

Se l'avviso non contiene alcuna specificazione riguardo la tassa di cui si pretende il pagamento, è necessario
domandare all'ente emittente la copia della cartella esattoriale, con la relativa notifica. In questo modo sarà quanto meno possibile andare a spulciare le ricevute nei cassetti (da conservare legge alla mano, per cinque anni).

Il ministero dell'economia ha istituito un numero verde (
848-800444). Lo stesso ha fatto lo Sportello del Contribuente (06-42828753): rispondono avvocati e commercialisti iscritti all'associazione Kris, Network of business ethics.

Se il tributo sollecitato non è dovuto (o siamo in presenza di vistosi errori formali), bisogna
rivolgersi al concessionario della provincia di residenza per ottenere l'annullamento della "cartella pazza".

Nell'ipotesi in cui sia stata comunque versata una cifra non dovuta, è possibile
presentare istanza di rimborso, sempre al concessionario della provincia di residenza. Lo sportello del contribuente ha predisposto un modulo, riguardante in particolare le somme riferite agli anni precedenti il 1997.

Le associazioni dei consumatori invitano il contribuente che abbia ricevuto una "cartella pazza" a
rivolgersi al giudice di pace per ottenere il risarcimento delle spese sostenute (a partire dalla parcella del commercialista) e persino dello stress subito. Il risarcimento è stato calcolato fino a un massimo di 1.032 euro.

In questi casi non correte all'esattoria
In questi link i sette sbagli più frequenti e più facili da smascherare, dell'amministrazione
Finanziaria. Se sono capitati anche a voi, non sborsate un euro


ERRORI MATERIALI

Guarda un po' che scherzi fa il computer


Zeri ballerini, per cui 200 euro diventano 2.000.000. Anni di nascita sbagliati, e di conseguenza richieste riferite a periodi in cui il contribuente era ancora in fasce.
Vecchiette che si vedono arrivare continue "lettere minatorie" , perché il computer non riconosce i nati prima del  Novecento. La prima forma di "pazzia", negli avvisi fiscali piombati sugli Italiani, riguarda i classici errori materiali. I risvolti appaiono a volte paradossali. Ne sa qualcosa quella signora di Napoli che si è vista recapitare una cartella con l'invito a pagare 3000 euro per gli arretrati della tassa smaltimento rifiuti. Peccato che si riferisse ad un appartamento mai posseduto. Semplice scambio di identità? Magari. Perché la cifra riguardava una casa di zero metri quadri. Zero metri quadri uguale a zero tasse, ovvio. Chissà da dove erano usciti i 3 mila euro.

                                                                                                                                   

IMPORTI MINIMI

Quanto tempo perso per pochi centesimi

Se trovate nella cassetta una lettera che vi esorta a sborsare fino a 16,53 euro, non vi preoccupate. E, soprattutto non perdete tempo a chiedere chiarimenti, a inoltrare istanze di annullamento, e roba del genere. Semplicemente, non pagate. La legge, infatti, parla chiaro: sotto questa soglia i debiti con il fisco non sono esigibili, se non altro perché le spese necessarie a ottenere l'incasso superano il beneficio della minientrata. Ben consigliato, un pensionato romano ha perciò gettato nel cestino una richiesta di 20 centesimi, probabilmente dovuta agli arrotondamenti per l'introduzione dell'euro. Ah, piccolo particolare: per ogni avviso spedito ai contribuenti, le esattorie intascano dal ministero 16 euro sotto forma di diritti di riscossione.



TASSE AI DECEDUTI

Le (false) pendenze del nonno

Per carità nessuno pensi di non dover pagare i debiti con l'amministrazione finanziaria lasciati dai parenti scomparsi. A qualcuno potranno venire i capelli dritti in testa, ricevendo avvisi per migliaia di euro riferiti alla bottega del nonno estinto. Ma, che piaccia o no. Sono molti i casi in cui bisogna aprire il portafoglio. Altro che capelli ritti in testa sono però venuti ad un noto professionista romano. L'avviso che aveva tra le mani riguardava imposte riferite a due anni successivi alla morte del padre. Meglio ancora hanno fatto a Pompei, il signor F. C. deve proprio essersi rivoltato nella tomba quando, 17 anni dopo il decesso, gli esattori si sono presentati a casa sua per esigere il saldo di una vecchia imposta comunale. Bastasse questo; i diligenti addetti dell'esattoria sono riusciti addirittura a fargli firmare la notifica.



ATTIVITA' CESSATE, CASE E AUTO VENDUTE

Quel passato che a volte ritorna

Certo, è seccante continuare a ricevere avvisi per la tassa rifiuti di un appartamento venduto da anni. O le multe di un auto rubata (con tanto di regolare denuncia). O richieste riferite a un'attività lavorativa cessata da tempo. Insomma, la sensazione (meglio la realtà) è che i vari enti abbiano grosse difficoltà di comunicazione tra loro.
Di conseguenza le variazioni intervenute nel corso della vita del contribuente spesso non vengono registrate. Gli esempi si sprecano. Per un tecnico informatico milanese gli arretrati dell'I.V.A. si sono trasformati in un'autentica persecuzione. Fino al 1997 le aziende dovevano versare una sorta di canone (100 mila lire) per tenere aperta la partita. Lui che ha venduto tutto nel 1992, continua invece a ricevere le cartelle anche per gli anni successivi. Ha mandato all'esattoria un dossier di documenti alto così. Ma la persecuzione continua.

RICHIESTE ANTE 1997

Il passato? Mettiamoci una croce sopra

E' vero, in molti casi gli avvisi recapitati agli italiani non contengono ne la specificazione della tassa teoricamente evasa (Irpef? Iva? Rifiuti? Multe stradali?) ne l'anno a cui si riferiscono. Eppure proprio l'anno è il primo dato che il contribuente deve scoprire. Anzitutto perchè i concessionari, nell'occasione del condono 2003, avevano l'esplicito divieto da parte dell'Agenzia delle entrate di sollecitare importi riferiti al periodo antecedente il 1° Gennaio 1997. In secondo luogo perchè, e questo è il nodo della questione, la maggior parte dei tributi ante 97, oggi, a distanza di 5 anni, è caduta in prescrizione (a meno che l'amministrazione finanziaria non abbia compiuto atti formali, notifiche o quant'altro, che abbiano interrotto i termini della prescrizione stessa). Oltre la metà delle cartelle pazze piombate da Nord a Sud contiene esattamente questo genere di errore. Gli esempi potrebbero essere migliaia. Dall'imprenditore che si è visto arrivare un'avviso per 48 mila euro riguardante l'ILOR del 1989 ad oggi, fino al concessionario d'auto cui da decine di esattorie sparse per l'Italia giungono sollecitazioni per contravvenzioni stradali (magari prese da clienti con vetture in leasing) risalenti tutte agli anni Novanta.

 

PAGAMENTI CONDONATI

Ma tu di che tombale sei, del 2003 o del 1991?

Va bene che in Italia dicondoni ce ne sono stati a bizzeffe, ma il colmo è quando, in occasione del condono ti chiedono di condonare tasse già condonate. Oppure quando il concessionario, fa finta di non sapere nulla riguardo agli accordi intervenuti in passato tra contribuente e amministrazione finanziaria. Situazioni che stanno puntualmente accadendo in questi giorni. Un commerciante, per esempio nella tornata del 1991 aveva concordato di pagare il 25% dell'IVA dovuta. Adesso si è visto contestare il restante 75% della somma complessiva di 6.000 euro. Al concessionario risultava entrato solo un quarto del tributo. Mancava qualsiasi comunicazione riguardo l'adesione al vecchio condono.

TRIBUTI GIA' VERSATI

Attenzione archiviare con cura

Sarà pure noioso, ma conservare le ricevute dei versamenti effettuati (multe stradali comprese) è assolutamente necessario. La legge lo impone (il tanto discusso onere della prova a carico del contribuente) per almeno 5 anni. E' l'unica salvezza di fronte a una delle più comuni forme di cartella pazza: quella che sollecita versamenti già effettuati. Un caso di scuola ha coinvolto, pensate un pò, un commercialista milanese, al quale è stato domandato l'arretrato dell'ICI. Un importo saldato appena ricevuto il sollecito, alla propria banca. Che cosa era accaduto? Semplice: L'agenzia delle entrate non aveva comunicato, come spesso accade, l'avvenuto incasso all'ente incaricato del recupero riscossioni.


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