ERRORI MATERIALI
Guarda un po' che scherzi fa il computer
Zeri ballerini, per cui 200 euro diventano 2.000.000. Anni di nascita sbagliati, e di conseguenza richieste riferite a periodi in cui il contribuente era ancora in fasce.
Vecchiette che si vedono arrivare continue "lettere minatorie" , perché il computer non riconosce i nati prima del Novecento. La prima forma di "pazzia", negli avvisi fiscali piombati sugli Italiani, riguarda i classici errori materiali. I risvolti appaiono a volte paradossali. Ne sa qualcosa quella signora di Napoli che si è vista recapitare una cartella con l'invito a pagare 3000 euro per gli arretrati della tassa smaltimento rifiuti. Peccato che si riferisse ad un appartamento mai posseduto. Semplice scambio di identità? Magari. Perché la cifra riguardava una casa di zero metri quadri. Zero metri quadri uguale a zero tasse, ovvio. Chissà da dove erano usciti i 3 mila euro.
IMPORTI MINIMI
Quanto tempo perso per pochi centesimi
Se trovate nella cassetta una lettera che vi esorta a sborsare fino a 16,53 euro, non vi preoccupate. E, soprattutto non perdete tempo a chiedere chiarimenti, a inoltrare istanze di annullamento, e roba del genere. Semplicemente, non pagate. La legge, infatti, parla chiaro: sotto questa soglia i debiti con il fisco non sono esigibili, se non altro perché le spese necessarie a ottenere l'incasso superano il beneficio della minientrata. Ben consigliato, un pensionato romano ha perciò gettato nel cestino una richiesta di 20 centesimi, probabilmente dovuta agli arrotondamenti per l'introduzione dell'euro. Ah, piccolo particolare: per ogni avviso spedito ai contribuenti, le esattorie intascano dal ministero 16 euro sotto forma di diritti di riscossione.
TASSE AI DECEDUTI
Le (false) pendenze del nonno
Per carità nessuno pensi di non dover pagare i debiti con l'amministrazione finanziaria lasciati dai parenti scomparsi. A qualcuno potranno venire i capelli dritti in testa, ricevendo avvisi per migliaia di euro riferiti alla bottega del nonno estinto. Ma, che piaccia o no. Sono molti i casi in cui bisogna aprire il portafoglio. Altro che capelli ritti in testa sono però venuti ad un noto professionista romano. L'avviso che aveva tra le mani riguardava imposte riferite a due anni successivi alla morte del padre. Meglio ancora hanno fatto a Pompei, il signor F. C. deve proprio essersi rivoltato nella tomba quando, 17 anni dopo il decesso, gli esattori si sono presentati a casa sua per esigere il saldo di una vecchia imposta comunale. Bastasse questo; i diligenti addetti dell'esattoria sono riusciti addirittura a fargli firmare la notifica.
ATTIVITA' CESSATE, CASE E AUTO VENDUTE
Quel passato che a volte ritorna
Certo, è seccante continuare a ricevere avvisi per la tassa rifiuti di un appartamento venduto da anni. O le multe di un auto rubata (con tanto di regolare denuncia). O richieste riferite a un'attività lavorativa cessata da tempo. Insomma, la sensazione (meglio la realtà) è che i vari enti abbiano grosse difficoltà di comunicazione tra loro.
Di conseguenza le variazioni intervenute nel corso della vita del contribuente spesso non vengono registrate. Gli esempi si sprecano. Per un tecnico informatico milanese gli arretrati dell'I.V.A. si sono trasformati in un'autentica persecuzione. Fino al 1997 le aziende dovevano versare una sorta di canone (100 mila lire) per tenere aperta la partita. Lui che ha venduto tutto nel 1992, continua invece a ricevere le cartelle anche per gli anni successivi. Ha mandato all'esattoria un dossier di documenti alto così. Ma la persecuzione continua.
RICHIESTE ANTE 1997
Il passato? Mettiamoci una croce sopra
E' vero, in molti casi gli avvisi recapitati agli
italiani non contengono ne la specificazione della
tassa teoricamente evasa (Irpef? Iva? Rifiuti? Multe
stradali?) ne l'anno a cui si riferiscono. Eppure
proprio l'anno è il primo dato che il contribuente
deve scoprire. Anzitutto perchè i concessionari,
nell'occasione del condono 2003, avevano l'esplicito
divieto da parte dell'Agenzia delle entrate di sollecitare
importi riferiti al periodo antecedente il 1°
Gennaio 1997. In secondo luogo perchè, e
questo è il nodo della questione, la maggior
parte dei tributi ante 97, oggi, a distanza di 5
anni, è caduta in prescrizione (a meno che
l'amministrazione finanziaria non abbia compiuto
atti formali, notifiche o quant'altro, che abbiano
interrotto i termini della prescrizione stessa).
Oltre la metà delle cartelle pazze piombate
da Nord a Sud contiene esattamente questo genere
di errore. Gli esempi potrebbero essere migliaia.
Dall'imprenditore che si è visto arrivare
un'avviso per 48 mila euro riguardante l'ILOR del
1989 ad oggi, fino al concessionario d'auto cui
da decine di esattorie sparse per l'Italia giungono
sollecitazioni per contravvenzioni stradali (magari
prese da clienti con vetture in leasing) risalenti
tutte agli anni Novanta.
PAGAMENTI
CONDONATI
Ma tu di
che tombale sei, del 2003 o del 1991?
Va bene
che in Italia dicondoni ce ne sono stati a bizzeffe,
ma il colmo è quando, in occasione del condono
ti chiedono di condonare tasse già condonate.
Oppure quando il concessionario, fa finta di non
sapere nulla riguardo agli accordi intervenuti in
passato tra contribuente e amministrazione finanziaria.
Situazioni che stanno puntualmente accadendo in
questi giorni. Un commerciante, per esempio nella
tornata del 1991 aveva concordato di pagare il 25%
dell'IVA dovuta. Adesso si è visto contestare
il restante 75% della somma complessiva di 6.000
euro. Al concessionario risultava entrato solo un
quarto del tributo. Mancava qualsiasi comunicazione
riguardo l'adesione al vecchio condono.
TRIBUTI
GIA' VERSATI
Attenzione
archiviare con cura
Sarà
pure noioso, ma conservare le ricevute dei versamenti
effettuati (multe stradali comprese) è assolutamente
necessario. La legge lo impone (il tanto discusso
onere della prova a carico del contribuente) per
almeno 5 anni. E' l'unica salvezza di fronte a una
delle più comuni forme di cartella pazza:
quella che sollecita versamenti già effettuati.
Un caso di scuola ha coinvolto, pensate un pò,
un commercialista milanese, al quale è stato
domandato l'arretrato dell'ICI. Un importo saldato
appena ricevuto il sollecito, alla propria banca.
Che cosa era accaduto? Semplice: L'agenzia delle
entrate non aveva comunicato, come spesso accade,
l'avvenuto incasso all'ente incaricato del recupero
riscossioni.
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